Fonte: L'opinione
Il tempo delle fondazioni: l’ultima battezzata ha il nome di Rel - l’acronimo di Riformismo e Libertà, ne è promotore Fabrizio Cicchitto ed ha lo scopo di avviare un processo di revisionismo socialista, collocandosi nel Popolo delle Libertà. Uno scopo nobile, ma la missione di Rel va oltre la tradizione socialista per tuffarsi nel mare dei temi di attualità: dalla politica estera alla politica economica, dalla giustizia alla difesa della famiglia, dal meridionalismo all’immigrazione. Numerosi sono nella Fondazione di Cicchitto i socialisti, e non poteva essere altrimenti, tuttavia non sono i soli: all’iniziativa hanno aderito anche molti esponenti dell’ex pentapartito. Chi ha battuto le carte nell’ambito del centrodestra finora è stato Gianfranco Fini, che con la sua Fondazione Farefuturo porta avanti una linea politica più istituzionalizzata. In un certo senso la Rel di Cicchitto sarebbe una sorta di contraltare di Farefuturo. Il che, si dice, non dispiacerebbe al Presidente del consiglio, anzi Rel è stata varata con la sua benedizione. Ma Farefuro e Rel non sono le uniche fondazioni sulla piazza del centrodestra. Ci sono anche la Fondazione Craxi di Stefania Craxi, Magna Carta di Gaetano Quagliariello, il Club della libertà di Mario Valducci e poi c’è la Fondazione che fa capo a Brunetta e a Frattini. Giulio Tremonti, invece, presiede l’Aspen, un blasone culturale a stelle e strisce, in Italia molto “à la page”. Insomma, ogni esponente politico che si rispetti ne ha una e, comunque, giorno dopo giorno, ne spuntano come funghi delle nuove. Questo succede a destra, anche a sinistra non si scherza. L’esempio lo diede Massimo D’Alema con la costituzione della Fondazione Italianieuropei, di cui fa parte come copresidente Giuliano Amato, e molti del suo stesso schieramento l’hanno copiato, così ha preso l’abbrivio la costituzione di numerose Fondazioni. Le Fondazioni - che non sono di certo quelle bancarie che sono la cassaforte del capitalismo finanziario italiano - hanno preso il sopravvento mentre i partiti sono sottovento, colpa di una lunga campagna di denigrazione, per cui il loro ruolo è diventato quasi inesistente e altrettanto la loro funzione, mentre la loro peculiarità è legata al leader politico a cui fa capo il partito. Comunque sia, è un fiorire di partiti personali e personalizzati e coloro che non si sentono organicamente integrati nella struttura partitica mettono su le fondazioni per tenere viva la rete di elettori, amici e collaboratori. Del resto, con la fondazione si possono organizzare manifestazioni, dibattiti di ogni genere senza passare dal partito.
Con la fondazione si fa politica, non molta ma si fa, mentre attraverso il partito non c’è trippa per gatti. Nel senso che non si produce dialettica politica, quando viene fuori è monocorde e, per di più, a immagine e somiglianza del leader. A ben vedere, una volta questa funzione era svolta dalle correnti politiche, poi componenti, ma il senso era sempre quello: nel partito ufficiale c’erano tanti piccoli partiti organizzati militarmente con mezzi e strumenti autonomi. Il che fece dire a Rino Formica che il convento - il partito - è povero e i frati - i capi corrente - sono ricchi. Al posto delle correnti-componenti adesso fanno furore le fondazioni, all’interno di ciascun partito. Sicché, il Pdl ha una sua costellazione di fondazioni e altrettanto il Pd. L’insieme delle une e delle altre non fa, però, una politica una. Nonostante le fondazioni, le idee scarseggiano e la politica latita. C’è da chiedersi come mai in Italia, dove i partiti sono previsti dalla Costituzione, siano in crisi sia quelli che sono al governo sia quelli all’opposizione. Vale la pena ricordare che l’Italia era il paese dei grandi partiti di massa, organizzazioni faraoniche costosissime che, in compenso, producevano politica e, nello stesso tempo, erano luoghi dove si faceva politica. Con l’arrivo del ciclone Tangentopoli i partiti di massa hanno dovuto ridurre i costi e gli apparati elefantiaci. Non è tutto. Il Pci, crollato il comunismo e interrotti i finanziamenti del Pcus, cambiò nome e simbolo. Mentre la Dc, travolta dagli scandali, dovette cambiare nome. Infine, il Psi scomparve dalla scena politica e la stessa sorte la subirono i piccoli partiti. In assenza delle grandi strutture partitiche il ceto politico non si sente protetto, di conseguenza, si costruisce un proprio fortino - le fondazioni - pensando al peggio.